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Lega Nord sezione di San Pietro Mosezzo
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Scritto da Davide   

 

Dal 19 marzo 2010 è attivo il nostro canale su youtube ecco l'indirizzo:

http://www.youtube.com/user/LegaNordSanPietro

 
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Palermo (15/08/2010) - Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica.
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni e della Giustizia Angelino Alfano nella conferenza stampa espongono gli ottimi risultati ottenuti finora.
Versione integrale della conferenza stampa - durata: 42:49





Umberto Bossi e Roberto Calderoli a Ponte di legno (15/08/2010) - durata: 06:50

 
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Rom: Bulgaria, lecite le espulsioni
Ansa - 22 Agosto 2010 - 16:11

SOFIA - L'ambasciatore bulgaro a Parigi ha esortato a 'non drammatizzare' la 'normale' espulsione di 'un numero limitato' di Rom bulgari irregolari. 'E' una pratica del tutto naturale', ha detto Marin Raikov. 'E' normale - ha aggiunto - che un paese dell'Ue come la Francia cerchi di far rispettare la legge, ivi comprese le norme europee'. Bulgari e Romeni, che hanno aderito all'Ue nel 2007, non possono soggiornare in Francia piu' di tre mesi senza lavorare o studiare legalmente.

 
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Il Papa: «Accogliere le genti di tutte le nazioni e culture»
Il messaggio di Benedetto XVI: «I genitori educhino i loro figli alla fraternità universale»

Corriere della Sera - 22 agosto 2010 - 16:50

fonte: http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_22/papa-immigrati-accoglienza-vaticano_5551064c-add7-11df-8e8b-00144f02aabe.shtml

CASTEL GANDOLFO - Salutando i pellegrini di lingua francese presenti alla celebrazione dell'Angelus a Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha ricordato che è proprio del messaggio cristiano l'accoglienza verso le genti di tutte le nazioni e di tutte le culture e quindi verso «le legittime diversità umane». «I testi liturgici di oggi - ha scandito il Pontefice in francese - ci ripetono che tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza». «Contengono quindi - ha aggiunto Benedetto XVI - un invito a saper accogliere le legittime diversità umane, seguendo Gesù venuto a riunire gli uomini di tutte le nazioni e di tute le lingue. Cari genitori possiate educare i vostri figli alla fraternità universale».

PREGHIERA PER LA PACE - Le parole del Papa (scandite proprio in francese) arrivano dopo la decisione del governo di Sarkozy di espellere decine di immigrati rom e dopo il monito della Cei all'Italia in tema di immigrazione. Mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha dichiarato infatti che «l'Italia non può decidere di espellere in modo indiscriminato i rom né altri cittadini comunitari». Una presa di posizione che ha seguito le affermazioni del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, secondo il quale la Francia, con le sue espulsioni, non avrebbe fatto altro che seguire l'Italia.

 

 

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ACTA APOSTOLIGAE SEDIS

SUPPLEMENTO PER LE LEGGI E DISPOSIZIONI

DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

CITTÀ DEL VATICANO

 

PONTIFICATO DI S. S. PIO XI - ANNO VIII

 

N. I - LEGGE FONDAMENTALE DELLA CITTA' DEL VATICANO

 

7 giugno 1929

 

PIO PP. XI

 

Di Nostro moto proprio e certa scienza, colla pienezza della Nostra sovrana autorità, abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto appresso, da osservarsi come legge dello Stato :

 

CAPO II

DELL'ACCESSO E DEL SOGGIORNO NELLA CITTÀ DEL VATICANO
 

12. Coloro che non siano cittadini vaticani per accedere alla Città del Vaticano debbono munirsi di un permesso, secondo un modulo, da stabilirsi con provvedimento del Governatore, che, previo accertamento dell'identità personale, è rilasciato dai funzionari od agenti incaricati della custodia degli ingressi. Per giusti e gravi motivi, da apprezzarsi insindacabilmente dai funzionari ed agenti suindicati, il permesso può essere rifiutato. Il permesso ha effetto per rimanere nella Città del Vaticano soltanto per le ore stabilite con provvedimento del Governatore. Il permesso deve essere conservato ed esibito a qualsiasi richiesta.
 

13. Per l'ingresso di comitive, di pellegrinaggi e simili può essere rilasciato cogli effetti suindicati un permesso collettivo, intestato al capo o ai capi o dirigenti di dette comitive o pellegrinaggi, e colla semplice indicazione del numero di coloro che l'accompagnano. Il Governatore o l'ufficio da esso delegato può concedere permessi di accesso permanenti.
 

14. Chi non sia cittadino vaticano, per soggiornare nella Città del Vaticano oltre l'orario indicato nel penultimo comma dell'articolo 12, deve ottenere l'autorizzazione del Governatore, o dell'ufficio all'uopo delegato. L'autorizzazione determina la durata del soggiorno e può contenere le limitazioni e condizioni, che il Governatore e l'ufficio suddetto credano convenienti.
 

15. Sono dispensati dal permesso di cui all'articolo 12 gli stranieri muniti di passaporto che sia vistato da un rappresentante diplomatico della Santa Sede o da altra autorità a ciò delegata dal Pontefice. Questo visto non autorizza a permanere nella Città del Vaticano oltre l'orario di cui nel penultimo comma dell'articolo citato. Sono dispensati dal permesso d'ingresso e dall'autorizzazione di soggiorno occorrente per restare nella Città del Vaticano oltre l'orario suindicato, i Cardinali che non siano cittadini vaticani col loro seguito, i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la S. Sede, la famiglia del Sommo Pontefice, i dignitari della Corte Pontificia, gli ecclesiastici ed altre persone addette ad uffici o tribunali della Sede Apostolica, il Consigliere generale, dello Stato, gli impiegati e salariati del Governatorato e degli altri uffici vaticani, coloro che appartengono ai corpi armati, quando accedano per ragioni di servizio, e le altre persone che potranno essere indicate nel regolamento.
 

16. Il Sommo Pontefice, per motivi da apprezzarsi secondo la sua sovrana potestà, si riserva di autorizzare chiunque a soggiornare a tempo indeterminato nella Città del Vaticano, senza che ciò induca acquisto della cittadinanza.
 

17. Il Governatore o l'ufficio all'uopo delegato possono rilasciare, collo stesso effetto, autorizzazioni di soggiorno a tempo determinato :

a) a persone di famiglia dei cittadini vaticani, nei limiti di parentela indicati nell'articolo 2, quando pure non concorrano o abbiano cessato di concorrere le condizioni di cui negli articoli 4 e 5, nonché a parenti ed affini, anche oltre i gradi indicati in detti articoli, sempre che la loro permanenza nella Città del Vaticano sia necessaria all'assistenza personale di un cittadino vaticano o al governo della casa di lui. Tale autorizzazione non può concedersi, di regola, se non per una sola persona per ciascun cittadino vaticano. Per concederlo a più di una persona occorre un permesso da rilasciarsi personalmente dal Governatore;

b) alle persone indicate nella lettera precedente, quando per legge siano dovuti gli alimenti da un cittadino vaticano ed egli non sia in grado di prestarli se non nella propria casa;

c) ai domestici ed inservienti di cittadini vaticani o di persone che abbiano diritto di risiedere nella Città del Vaticano ;

d) in altri casi straordinari di necessità assoluta.
 

18. Nessuno può dare alloggio né temporaneo, né permanente, con o senza corrispettivo, anche a persona autorizzata al soggiorno, senza l'autorizzazione del Governatore o dell'ufficio all'uopo delegato.
 

19. Le autorizzazioni indicate nel presente capo sono sempre revocabili, osservato, quanto all'eventuale preavviso, il disposto dell'articolo 9.
 

20. La assegnazione degli alloggi nella Città del Vaticano a coloro che vi risiedono, salvo il caso eccezionale di alloggio di proprietà privata e ferme in tale caso le norme circa l'affitto, il subaffitto e la facoltà di requisizione, è fatta insindacabilmente dal Sommo Pontefice e per esso dal Governatore. La concessione di alloggi è revocabile, con congruo preavviso, salvo che ragioni di ordine pubblico, di servizio, di morale o di disciplina impongano la revoca immediata. L'alloggio è permutabile con provvedimento dell'autorità che l'ha concesso e con analoghe norme circa il preavviso. La capacità degli alloggi assegnati od assegnabili deve essere tenuta presente, insieme ad ogni altra circostanza del caso, nel concedere o negare l'autorizzazione a risiedere dei parenti ed affini, secondo le disposizioni del Capo I e del presente. La revoca della concessione dell'alloggio implica di diritto revoca dell'autorizzazione a risiedere nella Città del Vaticano, salvo che sia altrimenti disposto.
 

21. Coloro che si trovano nella Città del Vaticano senza le autorizzazioni previste negli articoli precedenti o dopo che esse sieno scadute o revocate, possono essere espulsi anche colla forza pubblica. Per gravi motivi o quando si tratti di persone condannate dai Tribunali Vaticani, per qualsiasi reato, all'espulsione può essere aggiunto, con provvedimento del Governatore, il divieto perpetuo o temporaneo di accedere alla Città del Vaticano.
 

22. Il Governatore tiene un registro di anagrafe. Nel medesimo vengono annotati i nomi delle pennone autorizzate a risiedere nella Città del Vaticano a tempo indeterminato o determinato colle norme di cui agli articoli precedenti, le revoche delle autorizzazioni stesse, i provvedimenti di espulsione e i divieti di accesso.


 

fonte: Stato della Città del Vaticano (sito ufficiale)
http://www.vaticanstate.va/NR/rdonlyres/FBFEA0E8-B43A-452A-AAA0-1AF49590F658/2615/Supplemento.pdf

 

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Intervista di Lorenzo Salvia al ministro dell'interno Roberto Maroni
Corriere della Sera - 21 agosto 2010

Fonte: http://www.corriere.it/politica/10_agosto_21/maroni_d57cd780-acea-11df-b3a2-00144f02aabe.shtml

Il ministro dell'Interno Maroni: «Sono cittadini comunitari ma non hanno né reddito minimo né dimore adeguate. Giusto espellere i rom, noi saremo più duri di Sarkozy, la Francia segue la nostra linea dei rimpatri, noi andremo oltre»

ROMA — «Sarkozy ha ragione ma non è certo una novità. Anche l’Italia usa da anni la tecnica dei rimpatri assistiti e volontari. Nel 2007, proprio con i rom, usò questa strada pure il sindaco di Roma, che non era Jean-Marie Le Pen ma Walter Veltroni. E figuriamoci se allora qualche professionista dell’antirazzismo si sognò di gridare allo scandalo». Secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni, dunque, la Francia non sta «facendo altro che copiare l’Italia». Semmai, dice, è arrivato il momento di fare un passo in più. Per arrivare dove, ministro? «Alla possibilità di espellere anche i cittadini comunitari». I comunitari? «Sì, espulsioni come per i clandestini, non rimpatri assistiti e volontari. Naturalmente solo per chi viola la direttiva che fissa i requisiti per chi vive in un altro Stato membro: reddito minimo, dimora adeguata e non essere a carico del sistema sociale del Paese che lo ospita. Molti rom sono comunitari ma non rispettano nessuno di questi requisiti».

L’Unione europea, però, dice che l’espulsione dei cittadini comunitari non è possibile.
«Lo so bene. Durante la discussione per il pacchetto sicurezza fu proprio l’Italia a chiedere a Bruxelles la possibilità di attivare questa procedura. Ma il commissario Jacques Barrot, francese, rispose di no: in base al principio di proporzionalità, disse, l’unica sanzione possibile per un comunitario è l’invito ad andarsene, che serve a ben poco. Ma adesso torneremo alla carica. Il 6 settembre ne discuteremo a Parigi in un incontro con i ministri dell’Interno di diversi Paesi europei».

Ma prendere di mira solo i rom non è discriminatorio?
«E infatti le espulsioni dovrebbero essere possibili per tutti i cittadini comunitari, non solo per i rom. Il problema semmai è un altro: a differenza di quello che avviene in Francia, da noi molti rom e sinti hanno anche la cittadinanza italiana. Loro hanno diritto a restare, non si può fare nulla».

Sarkozy è stato criticato dalla Chiesa, dall’Ue e dal Vaticano. Ma i toni sembrano meno duri rispetto a quelli usati a suo tempo contro l’Italia. È solo perché è agosto e sono tutti in ferie?
«No. È un vecchio pregiudizio duro a morire in certi ambienti della sinistra, della Chiesa e dell’associazionismo. Se una cosa la fa Zapatero va bene, se la fa Sarkozy insomma, se la fa il governo Berlusconi con un ministro leghista bisogna dargli addosso perché sicuramente viola i diritti umani».

Proprio mentre stiamo parlando, la Chiesa torna ad esprimere i suoi dubbi sul federalismo. Dice il cardinal Bagnasco che, se disgrega il Paese, non è un valore.
«Ma il cardinale dice anche che il federalismo è una ricchezza se unisce il Paese. Bagnasco è una persona saggia e prudente, e nella legge ci sono già tutte le risposte. Il federalismo porterà più equità, perché chi spenderà soldi pubblici ne dovrà rispondere più di quanto debba fare oggi».

Non è un’interferenza, dunque?
«No, il pregiudizio segue altre strade. L’anno scorso proprio Zapatero ha fatto una legge che riprende la Bossi-Fini. Non ho sentito la solita levata di scudi che segue ogni nostra decisione».

Ecco, la Bossi-Fini. Dopo la rottura con il presidente della Camera forse è arrivato il momento di cambiare nome a quella legge.
«No, si chiama Bossi-Fini: primo Bossi, secondo Fini. Va bene così. E poi il presidente della Camera non ha rinnegato il principio fondamentale di quel testo: in Italia entra solo chi ha un lavoro mentre prima poteva entrare anche chi diceva che un lavoro lo stava cercando, magari con l’aiuto di uno sponsor. Fini propone tante cose che non condivido: il voto agli immigrati, la riduzione dei tempi per avere la cittadinanza, adesso par di capire che si butterà sul matrimonio gay. Ma almeno su quel punto non ha fatto marcia indietro».

Si deve dimettere?
«Non mettiamo altra carne al fuoco...».

È giusto che immigrazione e sicurezza siano tra i temi sui quali chiedere la fiducia in Parlamento a settembre?
«Non è necessario perché non abbiamo bisogno di nuovi provvedimenti legislativi. Tutti quelli che erano nel programma sono stati già approvati. Si tratta di dare loro piena attuazione ma questo spetta al governo, il Parlamento non c’entra».

Bossi dice che si voterà a dicembre. Il ministero dell’Interno è pronto?
«Il Viminale è un ministero h 24. Tutti i suoi servizi sono sempre mobilitati, compreso quello elettorale. Adesso stiamo lavorando alla revisione dei collegi per le elezioni provinciali che si terranno nella primavera dell’anno prossimo. Ma siamo sempre pronti».

 
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